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Discussione: "Il processo di eliminazione della fotografia è in corso"

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  1. #1
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    "Il processo di eliminazione della fotografia è in corso"

    http://www.umbriaecultura.it/salgado...olo-limmagine/

    Stamane ho trovato questo per caso, non e' nemmeno recente ma sicuramente vale la pena di leggerlo.

    Salgado ha piu' di 70 anni, praticamente la vera fotografia l'ha fatta veicolare la sua generazione. Ovvio che ora cambiano i supporti, sparisce la carta (non solo per le foto ma anche giornali e libri stanno facendo la stessa fine) ed era a tutti gli effetti un benefit importante, soprattutto per quella generazione.

    Le "nuove tecnologie" ci sono sempre state, anche un giovane Salgado avra' sicuramente sbaragliato qualcuno che probabilmente ha pensato male di lui. Io di questo non ci farei molto caso. La stampa e' morta, la pellicola anche, facciamo un bel funerale (lo dice uno che ogni tanto sviluppa qualche rullo).

    Quello che mi disturba non e' tanto che queste tecnologie permettono di far accedere sempre piu' persone ma che permettono di iperprodurre, questo mette la fotografia alla stessa stregua di una colonna vincente del totocalcio, non costa nulla e sparo raffiche, prima o dopo una la piglio.

    Quello che mi consola? Che la fotografia che vale ha bisogno della testa del fotografo e sono sempre in tanti a non mettercela, ecco che la iper produzione dei pixel conditi intasa i canali. Ma purtroppo, parafrasando il totocalcio, del 13 fatto con la testa e del 13 fatto con il cu*o non c'e' molta differenza, sempre di 13 si tratta.

    La cura? Quando guardate una bella fotografia fate parlare anche il fotografo, capirete la natura di quel 13 e se potete contare che ce ne saranno ancora.
    Benvenuta tecnologia con il tuo doppio taglio.

    Stai tranquillo Sebastiao,
    hanno ammazzato Pablo, Pablo e' vivo!
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  3. #2
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    L'iperproduzione ha ammazzato la qualità delle macchine e le ha messe nell'uovo di Pasqua.
    Trovata la sorpresa nell'uovo di Pasqua il giocatore di totocalcio diventa fotografo.

    Inviato dal mio pericoloso tramai utilizzando Tapatalk
    "niubbi, ci sono talmente tanti paralleli tra me e voi che potete giocarci agli shanghai, come fate a dire ciò? Normalmente bevo acqua" Giancarlo Farina (BlackPixel)
    "La creazione fotografica assoluta, nel suo aspetto più libero, rinuncia a ogni riproduzione della realtà" Otto Steiner
    "Quando gli argomenti lo meritano, mi viene spontaneo esprimermi come si deve. E magari dirò una sciocchezza, ma l'avrò detta per bene" Orazio Mascioli

  4. Questi utenti hanno detto grazie a lilith per questo utile messaggio:

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  5. #3
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    Il lavoro di Salgado rispecchia pienamente la coerenza e la dedizione che ha dimostrato in tutta la sua vita; quando mi riguardo il film "Il sale della terra" ne rimango ogni volta segnato.

    Quella generazione di uomini e donne ha affrontato e superato difficoltà oggi spesso nemmeno immaginabili ed è naturale che rimangano traumatizzata da un mondo che spesso disturba anche la generazione successiva (la mia, essendo del 1963)

    Purtroppo le assurde stratificazioni tecnologiche moderne sotterrano rapidamente quello che oggi ed ancor più ieri sembrava attuale.
    La fotografia non è ovviamnte immune da ciò, sopratutto dopo un lungo periodo (quasi un secolo) di sostanziale immutabilità dei suoi aspetti tecnici.

    Chi come me ha iniziato con il sistema analogico non è rimasto immune dal passaggio al digitale, che di fatto mi ha fatto abbandonare (mi pare dal 2003) la pellicola per entrare in una spirale consumistica che pare non avere fine.

    Per più di 10 anni ho utilizzato il corredo Zenit d'oltre cortina senza pormi il problema di sostituirlo con uno più moderno, solo nel 1996 mia moglie mi regalò una Canon AF con un doppio kit zoom che ho usato per altri 7-8 anni a cui ho affiancato un piccolo corredo Olympus OM, nel 2003 presi per curiosità la mia prima compatta digitale Fuji.

    Da quel momento, sopratutto per l'aspetto economico, rapidamente ho abbandonato l'analogico .... ovviamente non sono rimasto immune dalla spirale consumistica e nei 15 anni successivi ho speso una quantità di denaro molto più elevata di quella che avrei speso in pellicole/diapositive e stampe.

    Comunque nel frattempo ho continuato a raccattare in giro attrezzature analogiche, più per passione che per necessità, ed ora mi trovo con un piccolo museo a cui tengo molto.

    Per colpa di @Orazio e di @stefra ( che ringrazio ) un paio di anni fa mi è tornata la voglia di utilizzare i miei ferri vecchi, in particolare perché mi ero reso conto di quell'aspetto che hai citato in merito alla "bulimia" fotografica che il sistema digitale genera nel fotografo .... ne scatto 100 (è gratis), tutto è automatizzabile, quindi 1-2 scatti belli verranno fuori.

    Un comportamento folle se applicato al sistema analogico, ancorchè con qualche ausilio elettronico (AF ed otturatori automatici).
    Il risultato di questo comportamento (non si è in grado di selezionare ciò che si condivide) genera un monosone di immagini che satura il web.

    Tornare all'analogico puro, soprattutto senza automatismi di supporto, è stato per me terapeutico.

    Allena la mente a ponderare tutto ed obbliga a darsi del tempo ... in un'epoca di velocità assurda in cui l'immagine deve essere raccolta come capita e condivisa istantaneamente, pare assurdo.
    Progressivamente mi sono trovato a scattare un buon numero di rulli ogni anno (circa 40) ed a ottenere una quantità percentuale sul totale di immagini che mi soddisfano molto elevata.

    Ovviamente i risultati ottenuti con il digitale rimangono per certi aspetti più efficaci; in ambito lavorativo ora non mi verrebbe mai in mente di usare la pellicola, perché devo garantire velocemente un risultato, ma l'allenamento con l'analogico mi permette di scattare di meno e di ottenere comunque buoni risultati.
    Nel prossimo futuro potrei però tentare qualche lavoro in analogico (bn), se il cliente lo accetterà, perché mi sono da poco dotato di un kit Medio Formato che mi sta dando risultati molto interessanti ...

    Tutto questo per dire che non sono così convinto che l'analogico sia defunto; ho molti conoscenti fotografi sia della mia generazione ma anche più giovani, che stanno progressivamente tornando al suo utilizzo proprio per i motivi che ho citato e non mi sembra una moda passeggera, perché le soddisfazioni che si provano ad ottenere un buon scatto sono per certi aspetti maggiori di quelle che si hanno in digitale.
    Anche molti circoli fotografici della mia zona stanno rimettendo in funzione le camere chiare e scure, per agevolare i soci all'utilizzo dell'intero processo analogico.

    Ritengo quindi possibile un affiancamento pacifico dei due sistemi.

    Tornando in tema, ritengo che la Fotografia intesa come processo cosciente (in antitesi con la bulimia cronica causata soprattutto da Smartphone ed Instagram) probabilmente verrà progressivamente messa in un angolo, ma difficilmente uccisa definitivamente proprio perché rimarrà sempre possibile individuare una "fotografia" tra mille semplici immagini.

    E' però importante cercare di trasmettere il seme della cultura fotografica alle nuove generazioni, che sembrano essere refrattarie alla fatica necessaria alla lettura delle fotografie ... purtroppo il tempo che sono in grado di dedicare ad ogni immagine si riduce a pochi secondi proprio per l'enorme quantità che viene proposta loro sul web.

    Anche il supporto cartaceo, dato per quasi defunto, potrebbe non diventarlo definitivamente proprio per il valore aggiunto che è in grado di apportare alla fruizione di una Fotografia (la semplice visione a monitor è sempre riduttiva) ma, senza la cultura necessaria a percepirlo, diventerà progressivamente oggetto di nicchia.
    Ognuno di noi filtra il reale trasformandolo in qualcosa che gli appartiene; quando proponiamo nostre immagini, viene quindi svelata più o meno volontariamente la nostra personale lettura del visto.

    - Flickr- Domenico Cichetti Fotografo (poco aggiornato) - Books

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  7. #4
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    Non ricordo chi molti anni fa disse, metti una fotocamera appesa al collo di un asino (o era un cane...o boh) e mandalo in giro per la città...a fine giornata pure lui avrà fatto qualche bella foto.

    Insomma probabilmente il digitale ha aumentato ancora questo "aspetto"...ma è un "problema" sentito da sempre, di sicuro più si fotografa più possibilità si ha di indovinarne qualcuna.
    Però appunto penso che la differenza fra uno che ha qualche colpo di fortuna e un bravo fotografo lo faccia la costanza dei risultati.
    Olympus E-M1, EPL5 / Panasonic G3
    Oly: 40-150 MSC, 35mm Macro, 14-54II 50-200ED / Pana: 14-42X, 14mm, leica25mm / samy 7,5
    http://www.enricochiaretto.it/foto
    https://500px.com/enriko11

  8. #5
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    Si' si'... e' pura sistemistica. Io avevo amici che fotografavano come cani, poi ad un certo punto hanno appeso la macchina al chiodo. Il rullo, lo sviluppo, il tempo... era tutto troppo oneroso per ricavarci qualche scatto buono all'anno.
    Ora invece chi li ferma? qualcuno di questi ha pure ripreso a fotografare. Spararti un migliaio di foto al giorno non e' un problema. Mettici pure il fatto che c'e' chi non sa cosa sia buono o no e quindi oltre iperprodurre iperpubblica (ma questo e' un altro problema).

    Ma non sto ghettizzando, e' un processo che va oltre le regole, di sicuro non saro' io a mettere i bastoni fra le ruote. Non so nemmeno se Salgado abbia ragione in quell'intervista, forse no.

    Dico solo che al fotografo rimane comunque un bel fardello da portarsi appresso, pubblicare buon materiale lo espone agli str*nzi come me che con qualche domanda intuiscono se quel materiale e' frutto di un caso oppure no. Le foto resteranno belle ma tanto quanto come quelle della scimmia che ne ha sparate 10000.
    I fotografi che si fanno largo non mancano, c'e' chi spedisce i propri scatti alle giurie piu' disparate ogni mattina pur di collezionare menzioni e premi.
    La mia e' un'esortazione al siate str*nzi, fate domande ai fotografi, cercate di comprenderli e di valutarli. C'e' bisogno di grandi fotografi, non di grandi foto, per quelle c'e' google images.

    Se qualche tempo fa era accettabile l'autore di poche parole che ti buttava li' l'asso e lasciava lo spettatore muto ora siamo al punto di sforzarlo a dire qualcosa per capire se e' una patacca oppure no.

    Tutto questo ci riconduce al concetto di Salgado ma con un piccolo inciso, esistono fotografi e produttori seriali di immagini.
    Giancarlo Farina (aka BlackPixel)


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  9. #6
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    Mettici pure il fatto che c'e' chi non sa cosa sia buono o no e quindi oltre iperprodurre iperpubblica (ma questo e' un altro problema).
    Invece, secondo me, questo è IL problema. Che il singolo scatto non abbia un costo, è solo una caratteristica mezzo tecnologico. Che io produca una foto buona sparando un da 24 o 1500 immagini digitali durante la stessa gita in barca, cambia poco: ho solo spostato il grosso del lavoro dalla preparazione dello scatto alla selezione dell'immagine. Non è neanche solo fortuna: pazienza davanti al PC invece che meticolosità dietro al mirino.

    Sempre se il risultato finale è quell'unica foto buona.
    Il problema è che, spesso, chi spara 1500 scatti al giorno, la foto buona non sa riconoscerla. Anzi, non ci prova nemmeno, non si pone proprio il problema. Come scatta a caso, così anche sceglie a caso, pastrocchia un filtro preimpostato preso a caso da un plugin di LR e posta. Non per un valore estetico o emozionale o comunicativo del prodotto, ma per motivazioni moto più banali, che spesso hanno a che vedere con l'esibizionismo e con le nostre nevrosi sociali e virtuali. E, peggio ancora, la maggior parte dei fruitori di quell'immagine non sarà in grado di trovarle alcun difetto.

    Visto che qualcuno ha parlato di giornalismo: succede la stessa cosa in questo campo. Leggete le news su internet: mole immensa, qualità pessima: ma il problema è la mole o il fatto che nessuno faccia selezione? Perché nemmeno le redazioni dei quotidiani nazionali più blasonati sono più in grado di buttare nel cestino gli articoli che ogni due righe portano uno svarione grammaticale? Tutta colpa dei personal computer che consentono a chiunque di raccontare da ogni angolo del mondo quel che accade fuori dalla sua finestra? O forse ha qualcosa a che vedere col fatto che la gente vuole tutte le informazioni, subito e brevi, per passare subito oltre?

    Oggi, non solo nella fotografia ma in molti settori, abbiamo strumenti che consentono un accesso e una condivisione molto più ampia. E abbiamo anche una tendenza ad annacquare la qualità nella quantità, fino a non riconoscerla proprio più. L'importante è produrre tanto e in fretta, perché tanto frettolosamente e superficialmente quel prodotto verrà consumato. E' il consumismo, bellezza! Non la raffica. Ed è un circolo vizioso: noi vogliamo condividere un sacco di foto, i produttori fiutano l'affare e ci fanno le schede da 64 Gb e le batterie che durano tre giorni per non smettere mai di scattare, noi le compriamo e diventiamo sempre più bulimici…

    Secondo me il discorso di Salgado non è tanto figlio della sua generazione, ma del suo vissuto. Lui produceva con fatica poche foto molto belle, gliele pubblicavano col giusto risalto e riscuoteva il successo che meritava. Ora se le ritrova sepolte sotto tonnellate di pattume, che per il grande pubblico ha su per giù la medesima dignità: mi pare abbastanza ovvio che non se ne capaciti.
    Non me ne capacito nemmeno io… mica della valanga digitale: del fatto che non sappiamo più riconoscere il bello dal brutto, una fiorentina di chianina da una fettina di pseudo-vitellone gonfiato ad antibiotici, una consulenza seria da un delirante collage di copia-e-incolla da wikipedia, uno scritto in buon italiano da una pagina battuta in fretta facendo affidamento sul correttore ortografico di word. E in genere, noi che non ci capacitiamo, ci chiudiamo in una nicchia di intenditori e spariamo a zero sulle moderne tecnologie, madri della mediocrità della società in cui viviamo.
    Ultima modifica di yohnny; 8th November 2017 alle 16:16
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  10. The Following 5 Users Say Thank You to yohnny For This Useful Post:

    Andy77MI (15th November 2017),BlackPixel (8th November 2017),CP8 (12th November 2017),Orazio (8th November 2017),stefra (11th November 2017)

  11. #7
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    Bella provocazione Giancarlo!
    Non sarebbe la prima volta che la fotografia "muore", anche nel passaggio dal grande formato al 35mm c'erano sparate simili, tra l'altro la fotografia di prima non è morta, si è solo creato un altro "ramo".
    Credo che i mezzi digitali uniti alla comunicazione di massa offrono tante di quelle possibilità che per ora non riusciamo nemmeno a capirne il verso, piu' che altro stanno facendo emergere i nostri limiti.
    Azzardo, forse è solo il manico destinato a sparire, il fotografo che "ero nel posto giusto, ci sono riuscito a mano libera, o senza mani, con il foro stenopeico, con la digitale e la lente analogica", ma per ora credo abbiamo vita lunga visto che il business ha bisogno di noi fotomanici.
    Del tempo che passo in rete ne passo parecchio a sfogliare foto ovunque, ci sono fotografi che mi intrigano parecchio, li guardo poi svaniscono sepolti in qualche link salvato, mordo e fuggo. Siamo in troppi a scattare, quelli che fanno successo lo fanno con dinamiche che i mostri sacri (anche quelli di oggi) non capiscono nemmeno a fargli un disegno, è un bel minestrone ma credo che facciamo fatica ad apprezzarlo perchè ci siamo immersi, e siamo rimasti troppo indietro.
    Di sicuro Di sicuro Salgado e mostri sacri viventi non ci possono aiutare a quanto pare.
    Vado a sviluppare due rullini...
    http://www.flickr.com/photos/fotocelluloide/
    NON RIDETE DI ME , UNA VOLTA ERO COME VOI ! cit. Homer Simpson

  12. Questi utenti hanno detto grazie a fotocellula per questo utile messaggio:

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  13. #8
    GRAN qTpista L'avatar di efke25
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    Stamane ho trovato questo per caso, non e' nemmeno recente ma sicuramente vale la pena di leggerlo.

    Salgado ha piu' di 70 anni, praticamente la vera fotografia l'ha fatta veicolare la sua generazione. Ovvio che ora cambiano i supporti, sparisce la carta (non solo per le foto ma anche giornali e libri stanno facendo la stessa fine) ed era a tutti gli effetti un benefit importante, soprattutto per quella generazione.

    Le "nuove tecnologie" ci sono sempre state, anche un giovane Salgado avra' sicuramente sbaragliato qualcuno che probabilmente ha pensato male di lui. Io di questo non ci farei molto caso. La stampa e' morta, la pellicola anche, facciamo un bel funerale (lo dice uno che ogni tanto sviluppa qualche rullo).

    Quello che mi disturba non e' tanto che queste tecnologie permettono di far accedere sempre piu' persone ma che permettono di iperprodurre, questo mette la fotografia alla stessa stregua di una colonna vincente del totocalcio, non costa nulla e sparo raffiche, prima o dopo una la piglio.

    Quello che mi consola? Che la fotografia che vale ha bisogno della testa del fotografo e sono sempre in tanti a non mettercela, ecco che la iper produzione dei pixel conditi intasa i canali. Ma purtroppo, parafrasando il totocalcio, del 13 fatto con la testa e del 13 fatto con il cu*o non c'e' molta differenza, sempre di 13 si tratta.

    La cura? Quando guardate una bella fotografia fate parlare anche il fotografo, capirete la natura di quel 13 e se potete contare che ce ne saranno ancora.
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    Stai tranquillo Sebastiao,
    hanno ammazzato Pablo, Pablo e' vivo!
    La fotografia era x pochi e produceva poche ma buone cose. Oggi tutti scattano e realizzano immagini, ma quella fotigrafia di nicchia rimane tale. Le tante immagini le guardiamo e ce ne dimentichiamo; le poche foto ladciano ancora un segno

  14. Questi utenti hanno detto grazie a efke25 per questo utile messaggio:

    BlackPixel (8th November 2017)

  15. #9
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    La fotografia era x pochi e produceva poche ma buone cose.
    Beh, per pochi mica tanto: ogni famiglia negli anni ‘60-‘90 possedeva una macchina fotografica.
    Quanto alle conclusioni di Salgado non sono affatto d’accordo. Sono le stesse cose che si dicono in altri campi, quello della musica riprodotta ad esempio: prima dicevano “l’MP3 uccidera il CD”, ora la gente ascolta in streaming o in vinile e lo fa con sempre meno menate per la testa. Anzi, lo streaming è diventato hi-end.
    Quello di Salgado mi pare più un personalissimo “urlo di dolore”, quello di colui che, per questioni anagrafiche, stenta a stare a passo coi tempi. È un comportamento umano ma non necessariamente giusto.
    Il problema sta piuttosto altrove: il trasferimento delle competente è insegnamento (competenze che si fondono con nuove) e questo è sempre benaccetto, ma quando questo avviene per dogmi reazionari allora no e diventano competenze perse.

  16. Questi utenti hanno detto grazie a Lollipop per questo utile messaggio:

    BlackPixel (10th November 2017)

  17. #10
    qTpista Maturo L'avatar di yohnny
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    Beh, per pochi mica tanto: ogni famiglia negli anni ‘60-‘90 possedeva una macchina fotografica.
    Erano diverse le dinamiche, però.
    Mia mamma ricevette in regalo una OM-2 per la laurea. Non ci si applicò mai, faceva 5 o 6 rulli all'anno, destinati al cassetto dei ricordi. Suo fratello, invece, era un appassionato: aveva un bel corredo Nikon e sceglieva la meta delle vacanze in funzione della fotogenicità, esponeva 50 rulli all'anno, al rientro dalla vacanza ci faceva vedere le diapositive col proiettore sul muro del salotto e ne sceglieva forse una decina da stampare in grande.
    Oggi ogni ragazzino ha lo smartphone con la fotocamera, scatta decine di foto al giorno e finiscono quasi tutti sui social, ovviamente senza nessuna attenzione in fase di scatto e nessuna selezione. Quelli che si fanno prendere la mano, comprano un corredo reflex "figo", decuplicano il numero degli scatti e li postano su social fotografici: pressoché con la stessa nonchalance.
    Quelli che possono apprezzare un'immagine di Salgado o cercare di avvicinarsi a quel modo di fotografare sono una esigua minoranza. Ovvio che lui non ci si trovi. Ovvio anche che tutto ciò abbia a che fare col fatto che il singolo scatto (e la condivisione su internet) non ha più un diretto costo economico: ma dare la colpa al digitale è una banalizzazione, c'è molto di culturale e di sociologico, forse addirittura di antropologico...
    Ultima modifica di yohnny; 9th November 2017 alle 11:18
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  18. Questi utenti hanno detto grazie a yohnny per questo utile messaggio:

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