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efke25

Fotografia e follia

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Un interessante parallelo tra fotografia e pazzia, la loro convivenza, tuttaltro che improbabile

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Comments

  1. L'avatar di stefra
    Ba'...
    sempre pensato che è anche la location che fa la fotografia.
    Anche se non vali nulla, fai fotografie dentro un manicomio e diventerai qualcuno.
    Anzi, più sei una frana e più avrai colto "l'essenza della pazzia".

    E' come riprendere un barbone. Fotografarlo è facile. Lasciargli la sua dignità che è più difficile.

    E li devi essere veramente bravo.
    Li hai mai fotograti?
  2. L'avatar di efke25
    Fotografare i barboni mi sa da barboni. Sono contrario. È una pietà pelosa quella del fotografo della domenica che pensa di fare il reporter perché fotografa degli innocui barboni da lontano e col tele, magari girati di spalle e senza scambiarci una parola. Una cosa vergognosa
  3. L'avatar di stefra
    E perchè, fotografare i matti non è una cosa vergognosa allo stesso modo dei barboni?
  4. L'avatar di stefra
    E poi ho parlato di fotografare i barboni mantenendo la loro dignità. Io li ho fotografati. Ma sempre con l'11-22.
    E' che per fotografarli in maniera degna ci vogliono le palle, poichè si deve capire e immedesimarsi nel loro disagio
  5. L'avatar di efke25
    Se fotografo una persona ci parlo, matti o sani di mente. La maggior parte delle foto di barboni sono fatte a tradimento.
  6. L'avatar di stefra
    Non ti ci sei mai cimentato seriamente. Le hai sempre rubate.
    Parlaci con i barboni. Non mordono.
  7. L'avatar di Billy
    Il fotografo con le sue immagini parla. Bella scoperta dite. Ma io spesso non mi riferisco all'argomento ma il modo in cui lo fa.
    Ogni giorno vediamo gente che commenta, che esprime un'opinione, soprattutto in tv. Personalmente di tempo per la tv non ne ho, vivo l'informazione fatta da altri in una maniera autogestita per motivi di tempo, quindi leggo molto il web in ogni sua forma nei ritagli di tempo, seguo trasmissioni radio in podcast e quindi le riproduco quando me lo posso permettere.
    Non c'e' molta differenza nello trasmettere qualcosa con un'immagine e con delle parole.
    La banalita' e' una situazione diffusa ed e' la cosa piu' noiosa. Ecco che nel momento in cui l'argomento non e' interessante (o fastidioso) lo e' il modo in cui lo si esprime.
    Fotografare chi e' in difficolta' e' spesso cosa difficile da fare. Non percepisco molto chi si barrica dietro assolutismi insensati, l'invito piuttosto ad allargare la propria manica e analizzare il linguaggio utilizzato.
    Anni fa andai a vedere una mostra di David Lachapelle. Lo feci per l'ottima compagnia che mi aspettava. Lachapelle non m'interessava. Non m'interessava il suo argomento e fino ad allora non mi ero mai soffermato al modo in cui si esprimeva. La mostra era piuttosto grande, le opere erano infinite e ci volle molto tempo per vederla tutta. Beh... ne usci' moralmente "steso" per la ricchezza di linguaggio con cui trasmetteva immagini che altrimenti mi avrebbero lasciato indifferente.
    Figuriamoci a me cosa fregava di un ritratto di Elton John, ad esempio. Ma a vederlo in piedi, in equilibrio su un pianoforte in circostanze fantasiose e "rosate" ecco che tutto acquisiva un motivo di essere.


    Con barboni, pazzi e situazioni delicate non cambia molto. Il linguaggio, il modo di fare del fotografo e' fondamentale. Se si desidera denunciare una situazione ci si imbarca di qualcosa di banalissimo e inflazionato. Lo si deve fare esprimendo qualcosa di particolare. Anche la spettacolarita' deve avere un tono, il gesto deve avere un motivo e anche il contesto.
    Certamente da parte del fotografo deve esserci la consapevolezza che il fallimento puo' incombere piu' che mai. Deve accettare di passare una giornata in un manicomio a fare scatti e una volta visionati buttare via tutto. Mi rendo conto che viviamo un livello che chi passa una giornata cosi' poi qualcosa te la pubblica per forza perche' non c'e' mai abbastanza autoanalisi e l'impulso di far vedere agli altri qualcosa (su 100 persone un si' si strappa sempre) e' sempre enorme da sopportare.


    Ecco che, a parer mio, non esiste un argomento non "fotografabile" come non esiste un argomento non "commetabile".
  8. L'avatar di efke25
    [QUOTE=stefra;bt136]Non ti ci sei mai cimentato seriamente. Le hai sempre rubate.
    Parlaci con i barboni. Non mordono.[/QUOTE]

    se dovessi fotografarli ci parlerei sicuramente, non li riprenderei da Lontano e con il tele.
  9. L'avatar di stefra
    [quote]...[COLOR=#515151]Ecco che, a parer mio, non esiste un argomento non "fotografabile" come non esiste un argomento non "commentabile".[/quote]
    E' vero, siamo in una pseudo democrazia dove ancora siamo relativamente liberi di esprimere le proprie opinioni...
    E' chiaro che ancora non esistono argomenti di cui non si può parlare, ma esistono argomenti che facilmente si prestano alla manipolazione. E il disagio, materiale e morale, è uno di questi.

    GIANNI, QUELLO CHE SEGUE NON E' RIFERITO ALLE TUE IMMAGINI!!!!

    E' facile riprendere dei malati mentali, e magari trasformare la loro invisibile pazzia con grandangoli spinti trasformando qualcosa di invisibile in visibile. Sembra quasi tornare alle teorie del Lombroso.
    [/COLOR]In Genio e follia (1864) Lombroso sostenne che le caratteristiche degli uomini di genio vanno ricercate nella loro anormalità psichica; quest'opera fu considerata un classico della scienza positivistica ed ebbe enorme fortuna.

    Così scrive Lombroso a riguardo dell’uomo-delinquente:
    "Uno studio antropologico sull’uomo delinquente, e particolarmente di quella sua varietà che chiamiamo delinquente – nato, deve di necessità prendere le mosse dai primi caratteri fisici fondamentali che si rilevano alla tavola anatomica, per passare a quelli che si riscontrano nei viventi. Ma la grande massa degli esaminati e la ristrettezza dello spazio, ci consigliano a darne solo un riassunto sommario".

    Quindi il pazzo ha il volto deformato, il barbone è sporco e con le unghie nere, la prostitura ha il volto duro...

    Trovo questo modo di vedere estremamente superficiale e senza avere un vissuto sulle proprie spalle.

    Proprio te nell'ultimo contest hai detto che il ritratto al bambino straniero viene bene da solo...
    Ma, aggiungo io, viene bene per forza solo se tu non ci metti nulla di tuo, perchè se lo fai potrebbe anche venir male, ma gli avresti ripreso l'anima