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  • Gli scritti del Cicchino

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    di Bruno Cicchetti (Cicchino)

    Un santo monaco

    Una capriola nel buco nero del passato mi riporta a Trieste dopo un capitombolo di quasi 50 anni, dagli anni della mia giovinezza bella e imprevedibile a questo “Mare d’inverno” a cui giungo con la mia nuova E5, con altrettanti sogni e utopie, ma con in più quella ragionevolezza critica che ti regala l’età, dopo averti tolto quasi tutto il resto. Allora salivo quasi di corsa la scorciatoia che mi portava in cima alla collina di San Giusto, pochi anni dopo il ritorno della città nella compagine nazionale, con la mia Vitomatic Voigtlaender , dove ogni scatto doveva essere meditato e ogni inquadratura dipendeva da un piccolo e spesso improbabile telemetro con maf a sovrapposizione d’immagine. A fianco della basilica si saliva al Castello, con la Bottega del vino, locale piuttosto “in”, dove la sera giungevano da valle in abito da sera le pulzelle triestine e i giovinotti della nuova aristocrazia cittadina. Accanto, nella chiesa, l’archetipo collettivo immaginava La “lei “ della canzonetta inginocchiata a San Giusto, pregare, con animo mesto, il ritorno di “lui” segregato nell’altra parte della città (zona B).
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    Di Pubblicato il 16th September 2010 19:45
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    Doveva essere un’estate di lunghi viaggi e tanta fotografia, invece è stata una stagione impiegata prevalentemente a traslocare dai grandi vani del mio ufficio che si era riempito di 43 anni di vita operosa e di ricordi, con la tristezza profonda e la fatica di chi lascia qualcosa d’importante che ha costruito in tutta un’esistenza, senza troppe speranze che chi lo sostituirà saprà evitare di sfasciare il giocattolo… E poi a curarmi da una strana malattia, sconosciuta ai medici, ma ben nota a chi non sa smettere di amare e di soffrire. Ma in barba a queste malinconie, in questi giorni ho ripreso a pensare, a progettare e a fotografare. Tra le altre cose ho voluto testare con la mia EPL1 , ormai inseparabile nei miei pellegrinaggi quotidiani e negli angoli più sperduti di ogni street, le due ultime ottiche micro Olympus, così ben accolte dalla critica (il 9-18 ha vinto il premio TIPA e il 14-150 ha entusiasmato, si fa per dire… persino l’arcigna e non molto amica DPR), che avevo acquistato da pochi giorni. Con mia grande gioia il microcorredo formato dai due succitati “plasticotti”, ingentiliti da una bella cromatura champagne, ma rigorosamente senza paraluce, come nella più recente e detestabile tradizione Olympus, e dalla fotocamera, pesa poco più di un chilogrammo, borsina “pronto” compresa. Decido di fare due stop, uno al Porto e l’altro a visitare la nuova marina dell’aeroporto a Sestri Ponente, il giorno dopo. In centro la giornata era incerta e grigiastra, a Ponente sarà luminosissima e tersa.
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    Pubblicato il 13th September 2010 16:06
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    Di Cicchino

    Poesia, fotografia,musica, consumismo, interpretazione, ermeneutica…
    qui mi si prende per i capelli, e siccome non ne ho, magari m’inca…ppio e comincio a blaterare… Scherzo, ovviamente. Ma in un altro topic si chiama in causa il peggior criminale nazista a suffragare il vero (o falso) storico. Mi chiedo se il falso sia dei fotografi o non piuttosto degli storici, revisionisti d’ogni bandiera. Se i morti continuano ad essere morti o sono per caso resuscitati per far comodo a qualcuno. Ma qui siamo nel regno della poesia e delle arti a Lei compagne, e si respira un’altra aria, comunque più respirabile. Eppure… anche qui ci sta la contraddizione falso/vero, perché la contraddizione c’è, è il sale della vita, è il + e il –, il maschio/femmina, la luce e l’ombra. Ricordando il proverbio cinese che ci racconta che il vero e il falso sono la luce e l’ombra dello stesso plenilunio, come il sorriso e il pianto. E beata sia la contraddizione che ci permette di vivere e di desiderare. Starei per dire, ma l’amico Lorenzo queste cose le capisce benissimo, perché è un bravo fotografo, e le mette in pratica starei per dire, a questo proposito, che, come la luce non è sempre un bagliore accecante difficilmente fotografabile, così l’ombra non è sempre una macchia nera. Ma come un buon obiettivo e un buon fotografo sanno, l’ombra nasconde le cose, allo stesso modo di un vedo/non vedo in un bel glamour. E se l’occhio fissando attentamente l’ombra, intravede gli oggetti, anche l’obiettivo deve saperlo fare e il bravo fotografo pure, esponendo a dovere, o, se non ne è capace, risolvendo il problema in pp o nello sviluppo, alla faccia del rumore che spaventa così tanto i fotoamatori: affinché l’ombra sia trasparente e ambigua, come le cose impalpabili e vive, vere o non vere, cioè solo accarezzate dal sogno. Allo stesso modo, se io sono un bravo scrittore, devo spiegare tutto questo eaiutarvi a capire perché leggendo i versi di Verlaine io provo questa sensazione di chiaroscuro ambiguo e vaporoso, ineffabile e trasparente ad un tempo e devo soprattutto comprendere cos’ha combinato Lorenzo Vitali in quel suo commento fotografico di Verlaine (servizio apparso nell’ultimo qtp Magazine, mirabile fatica di Ricardo), che ho definito corretto e coerente. E, aggiungo, opportuno, se non altro come probante exemplum per indicare alcuni parametri di questo tipo di procedura fotografica. E anche il perché di tutto questo. E’ il mio mestiere, sono chiamato. Provo a ripondere.

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